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Vittorio Alfieri e le vicende amorose a Londra

a person riding a horse

Vittorio Alfieri, arrivato per la seconda volta a Londra poco più che ventenne dopo aver viaggiato in lungo e in largo per l’Italia, l’Europa e la Russia, frequenta nella capitale inglese i teatri ed i salotti della nobiltà. E’ qui che conosce la bellissima Penelope, di cui rimane stregato.

I due iniziano a vedersi di nascosto, al mattino in Hyde Park e alla sera a teatro o nelle affolate feste, e mentre i giorni passano, Vittorio incomincia a raggiungerla di notte a casa sua in North Audley Street, o meglio ancora nella villa di Cobham, quando il marito doveva restare a Londra per i suoi impegni di colonnello della guardia reale.

La vita del poeta procede a gonfie vele, fra quell’amore ardente e le sue altre passioni, tra cui i cavalli.

Un giorno, in compagnia del marchese Caracciolo, nel tentativo di saltare un ostacolo a cavallo, Vittorio cade malamente slogandosi una spalla. Il braccio al collo non attenua comunque il suo amore per Penelope; anzi, va più volte a trovarla in carrozza a Cobham, entrando sempre dalla porticina sul retro e attento a lasciare la carrozza lontano dalla villa. Ma c’è chi segue le sue mosse.

Il 7 maggio 1771, mentre Alfieri assiste con il principe di Masserano a “La buona figliuola” del Piccinni al Teatro d’opera italiano, il marito di Penelope lo invita fuori per discutere della tresca galeotta. Sono circa le 23:30. Dall’ Haymarket si indiririzzano verso St James’s Park passando per Pallmall, arrivando a Green Park.

a herd of cattle grazing on a lush green field

Vittorio cerca di negare la relazione fedigrafa con Penelope ma il Lord racconta che la moglie stessa gli ha confessato il tradimento.

Come si era soliti a quei tempi, non resta che il duello. Dall’autobiografia di Vittorio Alfieri: “Io sono sempre stato un pessimo schermidore; mi ci buttai dunque fuori di ogni regola d’arte come un disperato; e a dire il vero io non cercava altro che di farmi ammazzare”. Dopo poche mosse, nonostante la spalla slogata, Alfieri riporta solo una piccola ferita al braccio. Lord Ligonier si ritiene soddisfatto, il suo onore è salvo. Vittorio, incredibilmente impavido, ritorna al teatro per assistere agli ultimi atti in scena.

In seguito si reca presso una sorella di Edward, la quale si era sempre dimostrata gentile e comprensiva della sua relazione amorosa. E qui, sorprendentemente, trova Penelope, che aveva invano tentato di avvertirlo delle intenzioni del marito, il quale si limita a chiedere il divorzio. Il poeta è raggiante, crede finalmente di poter amare liberamente la sua donna. Purtroppo per lui, pochi giorni dopo Penelope, tra pianti e singhiozzi, gli confessa di essere stata anche l’amante dello stalliere di casa.

Vittorio si sente tradito, ingannato e disonorato. Eppure l’attrazione per lei è ancora forte e i due continuano a frequentarsi, fin quando la stampa e l’opinione pubblica costringono Penelope a lasciare il paese e partire per la Francia. Vittorio l’accompagna in carrozza fino a Rochester e lì i due si dicono addio.

Poco dopo il poeta si trasferisce a Madrid e Lisbona, ed infine in Toscana dove conosce l’amore della sua vita, la Contessa d’Albany, Luisa Stolberg ­Gedern, rubandola in moglie a Bonnie Prince Charlie. Vent’anni dopo Alfieri rivedrà Penelope sul molo di Dover e le scriverà una lettera scusandosi per aver scompigliato la sua vita. La donna gli risponderà di essere invece ora più libera e felice, e di essere fiera di aver conosciuto un poeta ora famoso nel mondo.

Ciò che aveva inutilmente cercato nei viaggi, nel lusso, nei vizi, nel gioco, Alfieri lo trova paradossalmente vicino, anzi, dentro di sé: la vocazione al teatro come luogo di ribellione e di lotta, pulpito civile per il grido della libertà contro qualsiasi forma di oppressione.

Roberto Vitale