Tour di Londra in italiano

Intervista ad Antimo Magnotta

ANTIMO E’ “RESIDENT ARTIST” PRESSO IL VICTORIA AND ALBERT MUSEUM DI LONDRA, QUI INCANTA I VISITATORI CON LE SUE MUSICHE ED E’ DOVE ABBIAMO AVUTO L’OCCASIONE DI CONOSCERLO

 

“I’m a curious musician and writer” Cosi ti introduci sul tuo sito web, la curiosità’ che assume un ruolo determinate e qualificante, iniziamo allora l’intervista da lei, ce la descrivi?

Sono stato sempre curioso. È qualcosa che i miei genitori, soprattutto mio padre, hanno instillato in me fin da piccolo. Forse avevo appena l’età per leggere e scrivere, quando mi fu regalata un’enciclopedia in quattro volumi, di cui ricordo ancora la copertina di pelle rossa. “I mille perché” si chiamava. Era un mondo affascinante, un ricettacolo di sorprese continue. Imparavo a memoria capitali lontane, nomi di fiumi, catene montuose, strane scoperte scientifiche, animali misteriosi. Forse preparavo il terreno per i viaggi che ho poi effettuato a partire dai miei diciotto anni in avanti. Parallelamente ho sempre sentito il bisogno di documentare i miei spostamenti, fisici o immaginari. Portavo con me una macchina fotografica e un immancabile taccuino e penna. Proprio questi ultimi sono ancora i miei talismani.
La curiosità diventa la spinta che ti butta nel mondo, il metro con cui misuri e soddisfi la tua sete di conoscenza. È proprio grazie alla curiosità che nella mia vita ho avuto talvolta incontri straordinari e ho visto cose straordinarie.

Che ricordo hai degli anni del conservatorio? Come hai scelto il pianoforte? Quando hai iniziato a comporre?

Avevo sei anni quando ho visto qualcuno suonare il piano in televisione. Mi ricordo di aver chiesto ai miei di voler imparare così mi hanno portato dall'unica insegnante di piano del mio piccolo paese, Recale, in provincia di Caserta. La mia maestra di piano aveva una villa vanvitelliana bellissima, ricordo ancora i saggi di fine anno nel suo giardino pieno di ortensie, fontane e fauni. I miei comprarono il piano e quando fu consegnato a casa c’erano tutti del mio palazzo intorno. Era un “Klingmann” verticale. Mi ricordo ancora l’accordatore, un uomo con un impermeabile beige che mi sorrideva e mi diceva di diventare bravo. Crescendo poi la mia insegnante mi consigliò di entrare in conservatorio e lì ho incontrato il maestro che ha poi modellato il mio grezzo talento. Francesco Nicolosi, un grande pianista che ammiravo per la sua capacità di gestire i colori, la dinamica e soprattutto i silenzi in musica. Da lui ho appreso tanto. Una volta completati gli studi, nel 1992, ho abbandonato l’ambiente del conservatorio, un po’ troppo impolverato per me. Ancora una volta la curiosità mi spingeva oltre quello steccato. Dovevo andar via.
Intanto già avevo cominciato a scrivere per piano. Composizioni sperimentali, erano anni di irrequietezza.

Cosa ti ha portato negli anni passati a suonare sulle navi da crociera?

Dopo il diploma di pianoforte ero alla ricerca di qualcosa che andasse oltre la musica. Avevo voglia, dopo tutti quegli anni di studio, di mettere il naso fuori dalla porta. Il tema del viaggio mi ossessionava, la curiosità. La nave era uno dei mezzi per poter esplorare il mondo suonando il piano. Un connubio magico per me a quel tempo. Ho abbandonato l’ambiente classico e ho imparato tante cose che la scuola, l’accademia non avrebbe mai potuto darmi. Sono stato per quasi vent'anni in giro per il mondo. Navi da crociera, casino, alberghi, ho vissuto a New York e a Miami, ho suonato in posti incredibili come la Giordania, sono ritornato in Italia, ho messo su con i miei fratelli un club per amanti della cucina e musica dal vivo. Ma poi ritornato più volte sulle navi fino a un singolare epilogo nel 2012 che ha contribuito a farmi cambiare idea, a farmi cambiare vita: il naufragio della Costa Concordia a cui sono miracolosamente sopravvissuto. Suonavo il piano a bordo di quella nave la notte dell’incidente all'Isola del Giglio, il 13 gennaio 2012.

Cosa ti ha invece portato a Londra?

Dopo il naufragio ho avuto un crollo con la mia storia personale, familiare e professionale. Ho considerato l’incidente come una grande metafora di qualcosa che doveva cambiare. Sono venuto a Londra per ricominciare da zero, far tesoro delle mie esperienze e andare avanti. All'inizio è stato molto difficile, ho cominciato a lavorare come cameriere e lentamente ho ripreso con il pianoforte, diventando il pianista residente del Caffè storico del Victoria & Albert Museum.
Londra è una città incredibile che da tanto e chiede tanto. Una sfida che sono stato da subito pronto ad accettare.

Quali sensazioni provi quando torni a casa in Italia, a Recale?

A Recale ci sono i miei familiari, c’è la mia storia di bambino. C’è la tenerezza dell’ambiente domestico, del dialetto, gli odori della cucina, del panificio dei miei genitori, del tempo largo.
Ritornare a Recale è come fare un tuffo in acque antiche.

Nel comporre hai delle fonti ricorrenti che ti procurano ispirazione?

L’ispirazione è sempre imprevedibile e misteriosa. Meglio non cercarla perché arriva ad orari inattesi. Tutt'al più mi espongo ad essa con l’esercizio dello sguardo, dell’osservazione, usando i sensi. La memoria poi opera un grande processo di recupero in un tempo differito. Un’espressione del volto, voci per strada, una luce particolare del giorno, i disegni di mia figlia Sofia, il viaggio in generale, la gente, un vino, un profumo. Altre fonti di grande ispirazione per me sono i libri di Carver, Henry Miller, Anais Nin, Lawrence Durrell, Gianni Celati, Faulkner, le poesie di Transtromer, i film di Tarkovsky, Fellini, Antonioni, Wenders, Allen, Kim Ki Duk, Anghelopoulos, Bela Tarr, Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, la fotografia di Luigi Ghirri, l’arte di Marina Abramovich (di recente ho preso parte ad una sua incredibile performance a Londra), Francesco Clemente, Mario Schifano, Mimmo Paladino, Tracey Emin, Anish Kapoor, le musiche di Philip Glass, Sakamoto, Bach, Mozart, Bill Evans, John Cage, David Sylvian, Tom Waits, Paolo Conte, Radiohead, Beatles, Olafur Arnalds, Einaudi etc…

Ti ricordi qual’e’ stata la fonte d’ispirazione più strana?

Di sicuro il naufragio della Concordia. Quell'episodio è stato, nella sua tragicità, di indubbia ispirazione. Ne è nato un progetto musicale e un libro dal titolo “Sette squilli brevi e uno lungo” (Edizioni Il Foglio).

Hai un tema musicale ricorrente, che ti segue e di cui non riesci a fare a meno?

Sono da qualche tempo ossessionato da flussi di suono più che da temi. Mi piace lavorare sulla sostanza del suono, la consistenza, la trama. In inglese c’è un termine forse più azzeccato: “texture”.
Mi piace l’idea che sia un corpo sonoro con una sua compattezza a condurre la composizione, come un sinuoso animale che si aggira tra dune di inattese geografie emozionali tracciandone i confini.
Subisco spesso la fascinazione del silenzio. Una dimensione sonora difficile da organizzare però.

Sei anche uno scrittore, per questo motivo mi viene da domandarti se pensi che ci siano delle analogie tra il processo creativo in scrittura e musica.

La musica ha una matrice più istintuale, essendo un fenomeno fisico più vicino alla nostra essenza. La prima manifestazione di vita è avvenuta attraverso una vibrazione celeste. “La musica è ciò che ci rende umani” scrive David Byrne in un suo bel libro. La scrittura nasce come un artificio necessario alla vita in ogni caso. Musica e scrittura hanno comunque delle analogie. Per ciò che riguarda la forma, la scrittura, come la musica, si articola e viene creandosi attraverso eventi che si snodano nel tempo. Per ciò che riguarda i contenuti, entrambe le arti ri-creano mondi, attingono ad un immaginario archetipico e mitologico che ereditiamo da quello universale. Non ci sono popoli sulla terra di cui non si conosca l’espressione musicale e la parola scritta. È una modalità per affermare la vita, tracciandola sulla carta o facendola vibrare nell'aria.

Ti piacerebbe musicare film o spettacoli teatrali?

La mia musica è stata spesso definita musica per immagini. Ho già composto per il cinema e continuerò a farlo. Lo trovo molto naturale per me. Una delle mie performances in passato è stata “sonorizzare” dal vivo dei film muti dell’inizio ‘900, caratterizzando i personaggi e scene con delle improvvisazioni al piano o musiche mie.
Mi piacerebbe tanto musicare spettacoli teatrali. Uno dei miei progetti futuri sarà trarre una sceneggiatura per il teatro dal mio libro sulla vicenda della Concordia. Sono attualmente alla ricerca di registi. Le musiche sono già quasi tutte pronte.

Qual’è la tua colonna sonora preferita di un film?

Grandi maestri italiani come Nino Rota e Ennio Morricone sono ancora i miei preferiti. Colonne sonore come quelle di “Amarcord” di Federico Fellini o “C’era una volta in America” di Sergio Leone sono dei capolavori assoluti a mio avviso. MI piace tanto anche il binomio Badalamenti-Lynch in “Twin Peaks” e Sakamoto-Bertolucci nel “Tè nel deserto”.

Cosa ti sei proposto di evocare nei seguenti brani:

“Ibi Dabo Tibi”

“All lives are temporally lives”

“Flashing from the roof”

“Brayards Road”


“Ibi Dabo Tibi” (tradotto dal latino significa “Io darò a te”) è un’incisione di Eric Gill ispirata al Cantico dei Cantici della Bibbia. Mi affascina l’atto del fare dono di qualcosa, di lasciare che una parte del sé si trasformi in un atto d’amore attraverso il dono.

“All lives are temporary lives” si ispira all'opera di Robert Montgomery, un artista incredibile che usa infrastrutture urbane come supporto per la sua poetica. Spesso le sue opere vengono bruciate pubblicamente dall'artista in un gesto che enfatizza la temporaneità della vita stessa, la continua trasformazione, il prezioso e volatile spessore del tempo.

“Flashing from the roof” è una visione misteriosa, un segnale apparentemente indecifrabile che arriva di notte da un tetto, forse un sogno. Non ci è dato sapere chi è o che cos’è.

“Brayards Road” è la strada nel quartiere di Peckham dove ho abitato per un po’ di tempo. C’erano personaggi sorprendenti. Quando dal lavoro ritornavo a casa in autobus mi aspettavo sempre qualcosa da quel teatro naturale improvvisato per strada. Spesso mi fermavo di proposito nel piccolo negozio “off license” fuori casa per ascoltare i discorsi della gente.

In cosa consiste il progetto di “Inner Landscape”?

“Inner Landscape” è il mio progetto musicale che porto in giro ultimamente. Lo descrivo citando direttamente dal mio blog: “Una musica visionaria che attinge linfa da un’introspezione continua, un perpetuum mobile attraverso la vastità di paesaggi sonori intimi”.

Dal 2012 il Victoria and Albert Museum ha la fortuna di ospitarti come “Resident Artist”, ogni volta che mi avvicino alla bellissima Gamble Room spero di trovarti al pianoforte. Al primo contatto con le tue note ci s’immerge in un’atmosfera intima, sai trasportare i visitatori dalla situazione esplorativa propria della visita ad una dimensione introspettiva. Ci parli della tua esperienza al V&A?

Suonare al Victoria & Albert Museum è un’esperienza unica di cui sono molto onorato e fiero. Trascende i confini della mera esecuzione pianistica in un luogo pubblico e molto frequentato. Diventa una performance collettiva dove io faccio semplicemente la parte di un piccolo direttore d’orchestra. Questa è la mia impressione. Io suono il piano, lancio un input e la gente risponde puntualmente. Quando comincio a suonare nella Gamble Room molte cose cambiano intorno a me. Ho ricevuto i commenti più originali, i messaggi più strani e ho addirittura una piccola collezione di ritratti e disegni realizzati mentre suono. I bambini poi, anime pure e sensibilissime alla musica, sono i miei migliori ascoltatori. Si avvicinano in tanti, mi parlano, apprezzano e io ascolto, osservo, ricevo dal pubblico tanto quanto do al piano. Ibi Tabo Dibi, appunto.
Non ultimo, quel posto per me è fonte di grande ispirazione come scrittore. Sta per nascere un altro progetto letterario che riguarda il Victoria & Albert molto da vicino. Per ora non posso riferire altro però.

Ti ringrazio per la disponibilità’ che ci hai concesso nell'intervistarti e lascio a te la parola per concludere.

Suono al V&A dal martedì al giovedì dalle 3 alle 5 del pomeriggio. Il venerdì dalle 6 alle 9. Per tutto ciò che riguarda il resto della mia attività artistica, il riferimento resta sempre il mio blog.

Grazie mille Francesco, ti aspetto al V&A!

 

www.antimomagnotta.com


soundcloud.com/antimo-magnotta


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